Quorum mancato. Perchè?

COMUNICATO STAMPA

Comitati in difesa della Costituzione di Ravenna

QUORUM MANCATO.

Perché?

La nostra è stata una astensione “costituzionale”

I Comitati in Difesa della Costituzione della Provincia di Ravenna in pieno accordo con le indicazioni della associazione nazionale hanno speso molte settimane per informare la cittadinanza del significato del referendum del 21 giugno e degli esiti assai negativi che avrebbe avuto la vittoria del SI.

La nostra Costituzione non consente, come volevano invece i promotori del referendum, che un solo partito o una sola lista, anche se minoritari nel paese, possa avere una ampia maggioranza parlamentare, che in questo modo potrebbe cambiare la Costituzione da sola o raggiungere facilmente, con voti “compiacenti”, maggioranze parlamentari tali da impedire referendum costituzionali dove l’ultima parola è affidata al popolo sovrano.

Riteniamo importante che sia stato il popolo italiano a dire No con la più forte astensione della storia referendaria del nostro paese.

Abbiamo letto in merito interpretazioni molto riduttive: continua lo svuotamento dell’istituto referendario; da molti anni ormai non si raggiunge il quorum; è una vittoria della Lega.

In realtà, la cittadinanza sa valutare e scegliere quali referendum sostenere e quali “rinviare” al Parlamento. Siamo in ogni caso convinti che l’istituto referendario, strumento certo di democrazia, debba essere riformato, proprio per rafforzarne l’efficacia.

Ma ancora una volta l’informazione è stata carente.

Il referendum costituzionale del 26 giugno 2006, tre anni fa, pur non avendo bisogno di quorum, ha visto la partecipazione del 53% dell’elettorato, che ha saputo valutare l’importanza del referendum e che con più del 60% dei voti ha salvato la Costituzione.

Pochi hanno ricordato questo dato.

Lo facciamo noi, perché il nostro impegno per l’astensione ha avuto lo stesso significato. Il SI era anticostituzionale, il No era l’approvazione del porcellum, una legge pessima. L’ASTENSIONE SI è OPPOSTA A ENTRAMBE LE STRADE.

L’astensione, sostenuta dai Comitati in difesa della Costituzione in molte città italiane, ha avuto quindi un preciso significato politico, spiegato A VOCE ALTA, con motivazioni ben distinte da quelle della Lega.

UNA ASTENSIONE A FORTE VALENZA COSTITUZIONALE CHE CI CONSENTE DI CHIEDERE A TUTTI I NOSTRI RAPPRESENTANTI IN PARLAMENTO DI PROCEDERE ALLA DEFINIZIONE DI UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE TENGA CONTO DEL REFERENDUM DEL 2006 E DELLE MOTIVAZIONI CHE HANNO PORTATO LA CITTADINANZA A RIFIUTARE SIA IL PORCELLUM CHE IL PORCELLUM PEGGIORATO.

La nostra Repubblica vuole un Parlamento all’altezza della sua Costituzione e una legge elettorale che riporti la cittadinanza ad essere protagonista scegliendo i propri rappresentanti.

Il Parlamento non può essere un organismo “nominato” dalle segreterie dei Partiti. Deve essere il luogo delle rappresentanza, dove donne e uomini scelti liberamente svolgono liberamente il proprio mandato.

I Comitati in Difesa della Costituzione della provincia di Ravenna

Ravenna, 26 giugno 2009

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  1. Mik ha detto:

    Questo referendum poteva avere così tanti effetti negativi da essere veramente pericoloso per l’assetto democratico della nostra Repubblica. Non avrebbe risolto quasi nessuno dei danni causati dal porcellum, perché è vero che il quesito sulle candidature multiple poteva essere condivisibile, ma se non si reintroducono le preferenze si avrà comunque una lista di nominati che obbediranno al padrone che li ha nominati! Inoltre, una così alta astensione deve far pensare che non sia solo un problema di informazione, che pure ci sarà stato: il referendum ha lasciato molto perplesso l’elettorato, anche quella parte che in genere si reca assiduamente alle urne e questa volta si è trovata costretta ad astenersi perché ormai questa è la consuetudine se si è contrari in un referendum. Sulla necessità di rivedere la soglia del quorum bisogna stare molto attenti, perché con un così forte populismo come c’è in Italia, anche questo può avere dei rischi e delle derive plebiscitarie che, ahimè, già ci sono.

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